Tatuaggio Chicano

tatuaggio chicano

Uno degli stili di tatuaggio più popolari e diffusi, in Europa e ormai in tutto il modo, è proprio il cosiddetto chicano, ma è bene essere consapevoli che la genesi di questa cultura è in realtà inestricabilmente legata ad un territorio molto preciso: gli Stati Uniti d’America, ed in particolar modo agli stati del sud, come la California in primis, ma anche il Texas, l’Arizona, il New Mexico, etc. Dovete sapere infatti, che il termine chicano deriva dalla distorsione della parola mexicano e in origine rappresentava un insulto utilizzato dai bianchi americani per riferirsi con disprezzo agli immigrati nel paese dal Messico e persino ai loro figli, che pur nascendo in suolo statunitense, e pertanto cittadini americani a tutti gli effetti, continuavano ad essere considerati diversi ed inferiori, poiché appartenenti ad una cultura straniera.

Come spesso accade, quella stessa parola che voleva essere offensiva e stigmatizzante, si trasforma nel tempo, diventando sinonimo di orgoglio e di appartenenza ad una comunità che non rinnega le proprie origini, ma al contrario le esibisce con fierezza. Quale maniera migliore, dunque, che fare del proprio corpo una bandiera, una pagina bianca su cui tracciare ostentatamente i versi del proprio credo e i simboli della propria identità più intima?

L’arte del tatuaggio costituisce una parte essenziale della cultura chicana e affonda le proprie radici nella pratica già diffusa negli anni Quaranta tra gli affiliati alla gang Pachuco, i quali erano soliti riconoscersi e mostrarsi solidarietà reciproca, tatuandosi, fra le altre cose, una piccola croce allungata, sormontata da tre brevi linee che si irradiano verso l’alto, e posizionata tra pollice e indice: la croce pachuco appunto! Storicamente i tatuaggi si facevano a mano utilizzando aghi da cucito imbevuti nell’inchiostro comune, quello utilizzato normalmente per scrivere e disegnare. Con il passare del tempo poi, nelle carceri del sud-ovest degli Stati Uniti, si sviluppava un’altra corrente artistica nutrita degli stessi elementi e degli stessi motivi identitari, quella de los paños, ovvero ‘i fazzoletti’. Si tratta di disegni realizzati a penna su biancheria, stracci, lenzuola, quel poco insomma, che i prigionieri avevano a disposizione per comunicare fra loro e scambiarsi favori o messaggi in codice; presto però queste opere si convertirono in espressioni personali da inviare alle famiglie in segno di amore e nostalgia, arricchendosi di temi e rimandi religiosi che rappresentassero la speranza nel perdono e nella protezione divina, nonostante le colpe e i crimini commessi, motivo questo, di assoluta rilevanza nella tradizione chicana tutt’oggi.

Anche a seguito di una maggiore integrazione nel paese dovuta alla partecipazione degli uomini messicani alla Seconda guerra mondale, la comunità latina continua la propria esistenza ai margini della realtà ricca e fiorente della società americana downtown, ritrovandosi collocata per ragioni di povertà e incompatibilità culturale, in quei famigerati sobborghi periferici detti barrios, luoghi dove la criminalità dilaga, ma al contempo teatro di una forte maturazione culturale, legata soprattutto alla maniera di vestire dei giovani, con abiti larghi, catene e orologi, alle auto low rider, e ovviamente ai famosi murales: meravigliosi disegni, spesso impregnati di rivendicazioni politiche, realizzati dai ragazzi per ricoprire i muri scalcagnati degli squallidi edifici disastrati. Dai murales derivano anche le parole e le lettere (…lettering!) che i galeotti avevano ripreso nei paños, insieme a tanti altri motivi iconografici diventati simbolo dell’arte figurativa carceraria.

Ora, non è difficile immaginare come mai i tatuaggi di stile chicano siano inestricabilmente legati all’idea di appartenenza ad una gang, o meglio, alle cosiddette pandillas, né come mai i temi principali di questi tattoo siano stati e siano tutt’ora la morte, le armi, il delitto in generale, ma anche la famiglia, un forte senso della religione e, su tutto, la fedeltà alla propria gente.

Chicano è sinonimo di vida loca, cioè della vita di strada e di quella filosofia che ritiene necessario vivere a pieno solo il momento presente, senza preoccupazione nei confronti del futuro e delle conseguenze, con la speranza che Dio ci assista e protegga, nonostante tutto e nonostante tutti. Da questa vena esistenzialista prendono ispirazione i tipici motti e le frasi che spesso si trovano nelle composizioni chicane, rigorosamente in caratteri gotici e corsivi; per intenderci, se tra tutte dovessimo sceglierne una, ad emblema di questo denso concentrato culturale e identitario, sarebbe in definitiva Smile now, cry later ma anche Good Times. Bad Times e “After the laughers, then come the tears”.

Il mito della strada, del crimine e della sregolatezza, unitamente al culto della lealtà al clan di appartenenza e alle proprie origini, genera anche la venerazione di figure sicuramente poco raccomandabili, ma pur ritenute simbolo di resistenza e coerenza in un mondo nemico e avverso. Penso ad esempio a Edward “Chuco” Caballero, una vera e propria leggenda iconica nel mondo del tattoo chicano, un personaggio quasi santificato a seguito della morte avvenuta nel 2008 e della sepoltura nel cimitero di Long Beach California: appassionato della cultura gangster di Hollywood, contava tra i suoi numerosissimi tatuaggi il volto di Robert Deniro e Marylin Monroe, ma pure la Statua della Libertà, per ricordare di essere nato nel paese con più paesi del mondo. Di lui si dice essere el verdadero Pachuco degli anni Sessanta e che abbia convertito la sua pelle in una grande tela piena di storia, cultura ed esperienze di vita che saranno ricordate dai posteri.

Nella tradizione chicana infatti, il tatuaggio è ritenuto una effettiva forma di comunicazione non verbale, derivante dal linguaggio iconografico dei carcerati e pervasa da un forte simbolismo, capace di conferire alle immagini rappresentate una vasta gamma di significati e rimandi semantici, con forza, romanticismo, passione. I temi ricorrenti si dividono principalmente in due filoni: quello della religione, della fede nella redenzione, della famiglia e delle origini da una parte, e dall’altra quello del crimine, delle bande, della vita quotidiana come scommessa ardita per approfittare dell’attimo fugace e, infine, della morte, che aleggia incombente, come una grande spada di Damocle costantemente sospesa sul capo di ogni bandido. I simboli più gettonati sono allora in parte lettere, motti, ritratti familiari, rosari, crocefissi, vergini, mani che pregano e il sacro cuore di Cristo, ma pure e soprattutto pistole, coltelli, gangsters, donne, rose, lacrime, giochi d’azzardo, denaro, teschi e maschere di pagliaccio. Ultimamente poi, è sempre più diffuso e comune il tatuaggio di un pitbull, quale simbolo di fierezza, forza brutale, ma anche estrema fedeltà al proprio padrone.

Da un punto di vista strettamente tecnico-stilistico, i tatuaggi chicani non seguono regole troppo limitanti o restrittive, perlopiù abbiamo a che fare con tatuaggi sfacciati e provocatori improntati al realismo, realizzati con aghi di misura media sfruttando la tecnica del bloodline o linea di sangue: le linee guida per l’esecuzione si tracciano cioè senza inchiostro, così che appaia una riga rossa che permetta di aggiustare il modello in corso d’opera, poiché destinata a sparire quando il tatuaggio sarà completo. In generale nello stile chicano le linee sono presenti, ma non costituiscono la parte fondamentale del pezzo, dove invece giocano un ruolo importante le sfumature. Il colore infatti, non viene mai utilizzato, a favore di un insistito bianco e nero, ricco di contrasti e dunque simile a quello tipico dell’Old School. Come già accennato, la calligrafia dei testi è quasi sempre corsiva, e gotica, mentre abbondano i rimandi ai tatuaggi aztechi, in omaggio alle origini antiche del popolo chicano, da sempre oppresso e sfruttato, e alla forza della sopportazione che ne ha fatto sopravvivere identità e cultura attraversi i secoli.

Fedeltà, speranza in una vita migliore, fierezza e appartenenza sono solo alcuni dei valori che questi tatuaggi veicolano, e in virtù dei quali superano i limiti spazio-temporali che li legano ad un dato contesto storico e geografico, rendendo il tatuaggio chicano uno dei più comuni sulla pelle di persone che, seppur appartenenti ad ambienti anche completamente diversi, si sentono accomunate dalla stessa visione del mondo e di questa vida loca, dalla consapevolezza che bisogna accettare tutto ciò a cui siamo destinati: Good times. Bad times.